Archivio mensile:settembre 2015

Tutta l’Italia è paese


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Come la Valbormida ligure anche quella piemontese risente degli stessi problemi, dovuti al disprezzo dei politici nei confronti dei diritti, delle esigenze dei cittadini, dei territori e dell’ambiente.
Le amministrazioni sono tutte allineate nella stessa direzione: agevolare l’insediamento di discutibili attività che contrastano con progetti per un mondo migliore.
L’obiettivo è sempre lo stesso: business prima di tutto.
Tutto gira intorno al dio denaro, l’unica religione che conta per i responsabili di queste scelte.
Per il dio denaro non si bada alle conseguenze di sconsiderate azioni, neppure la vita delle persone è presa nella giusta considerazione se non come costi trascurabili di un investimento economico e industriale.
Ieri abbiamo preso parte alla manifestazione di Sezzadio, in provincia di Alessandria, dove in un’area di pregio agricolo, tra immensi e meravigliosi campi coltivati, vogliono realizzare un enorme discarica per rifiuti speciali.
Oltretutto, come se ciò non bastasse, come da noi, riempiono le cave presenti con lo smarino del terzo valico nel quale è stata accertata la presenza di amianto.
Non di minore importanza il temuto rilascio alla Sindyal, proprietaria del sito ex ACNA di Cengio, della concessione per il prelievo di acqua dal Bormida che fa rivivere alla gente della Valbormida piemontese antichi timori.
Con nostra presenza, quella del Consigliere regionale Andrea Melis, unitamente a parlamentari nazionali ed europei del M5S, consiglieri regionali piemontesi e sindaci della zona, con i cittadini di ogni età uniti in un corteo abbiamo voluto manifestare la nostra contrarietà a simili iniziative, che avanzano grazie alla complicità di una vergognosa classe politica, che guardano esclusivamente al profitto di pochi a scapito della salute di molti, con impatti devastanti sull’ambiente e sull’economia agricola del luogo.

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO


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La storia si ripete e come per Tirreno Power, anche nell’assegnazione ai privati dell’appalto per la gestione del reparto di ortopedia dell’ospedale di Albenga, secondo quanto emergerebbe da intercettazioni telefoniche, ambientali e interrogatori della Procura di Savona e delle Fiamme Gialle, ASL e Regione “avrebbero fatto pressione” affinché regole e procedure venissero piegate ai voleri dei privati.

Come M5S di Savona abbiamo seguito questa vicenda fin dalle prime notizie di stampa e io stesso, diversi mesi fa, presentavo un’interrogazione parlamentare al Ministro della Sanità Lorenzin in cui chiedevo di sollevare dai loro incarichi sia l’allora assessore alla salute Montaldo, sia i vertici della ASL 2, richiesta che in questi giorni è stata fatta al Gip anche dalla Procura e Guardia di Finanza.

Questo succede quando si gestisce il comparto “sanità” di una regione come un feudo personale nel quale elargire favori e rendite di posizione che, come in un enorme “Risiko“, permettono poi convertirlo in un enorme bacino di consenso elettorale raccattando voti e in tal senso un appalto da “165 milioni di euro fino al 2020” immaginiamo che qualche garanzia la dovrebbe fornire.

Proprio in seguito a tutto ciò che nel frattempo stava emergendo dalle indagini della Procura di Savona e delle Fiamme Gialle, ci saremo attesi le dimissioni o almeno l’allontanamento dei vertici della ASL, invece a dimostrazione della contiguità degli interessi tra destra e sinistra Neirotti è stato riconfermato, in maniera bipartisan, nel suo ruolo di direttore generale dell’ASL Savonese dalla nuova Giunta regionale di Toti.

Oggi lo chiediamo direttamente al presidente Toti e all’attuale assessore alla Sanità Viale se non reputino opportuno, in via cautelativa, togliere l’incarico a Neirotti e ai vertici della ASL 2.

On. Matteo Mantero – M5S

Per il nostro ospedale


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Visita all’ospedale di Cairo Montenotte.


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“Non ci sono soldi” è questo il tormentone dei vari soggetti politici che nel tempo si sono affollati al capezzale dell’ospedale di Cairo e che a vario titolo hanno avallato o imposto tagli su personale, posti letto, reparti e servizi, depauperandolo al punto che non sappiamo quale possa essere il futuro di questa struttura essenziale per i cittadini della Val Bormida.
Pare curioso però che si apprenda dai media dell’esistenza di inchieste della magistratura su scandali sanitari regionali in cui si ipotizzano danni per 160 milioni, o appalti “irregolari” per 170 milioni o che la migrazione dei liguri verso strutture sanitarie di regioni confinanti gravi sul bilancio regionale per 40 milioni all’anno.
E pensiamo agli enormi sperperi e ruberie di denaro pubblico in altri settori?
Lo stato ci prende il 70% del nostro reddito annuo tra imposte dirette, indirette e tasse per un ammontare di oltre 800 miliardi e ne spende oltre 900 incrementando di 100 miliardi all’anno un debito pubblico che ammonta a circa 2.260 miliardi per il quale paghiamo circa 100 miliardi di interessi annui.
Possiamo quindi avere la certezza che “i soldi ci sono”, anche per il nostro ospedale, basta toglierli dalle “tasche sbagliate”.
Con il Consigliere regionale Andrea Melis abbiamo fatto un sopralluogo presso la struttura appurando che esistono grandi potenzialità nel reparto day surgery dove gli addetti, pochi e con mille difficoltà, stanno facendo miracoli per fornire servizi importanti alla popolazione su differenti specialità.
Ci sono i presupposti concreti che con un minimo investimento di risorse e personale aggiuntivo il servizio possa essere ampliato a week surgery con ulteriori vantaggi per i pazienti, specie anziani non autosufficienti o chi, per difficoltà economiche, non può rivolgersi a strutture private o spostarsi altrove.
Discorso a parte il Punto di Primo intervento, vero dilemma della struttura, che come così ridotto da una pessima gestione sanitaria, non ha speranza di sopravvivere e lo riteniamo estremamente funzionale all’ospedale e indispensabile per la popolazione.
Per questo motivo, visto che peraltro sussistono i requisiti tecnico-giuridici, è di fondamentale importanza che la Regione dichiari l’ospedale della Val Bormida “ospedale di area disagiata” il che comporterebbe il consolidamento dei servizi primari e il ripristino del pronto soccorso.
Chi ha la sfortuna di non godere di buona salute, e in valle sono molti per i più svariati motivi, sicuramente apprezzerebbe una struttura ospedaliera, per diagnostica e terapia, efficiente e vicino a casa.
È ora che la gente si mobiliti in difesa del suo ospedale perché la salute è un diritto e non un privilegio come diversamente ritengono altri che “parlano bene ma razzolano male”, a cominciare dai politici locali.

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