Archivio mensile:luglio 2015

Contro gli eco-mostri “renziani”….


NO BITUME

http://nobitumesavona.it/entra-in-azione/

Tra poco più di un anno Savona sarà pervasa da una nauseabonda puzza di zolfo e attraversata da 100 camion e un treno al giorno che movimenteranno fino a 400.000 tonnellate di bitume che a 165 °C attraverseranno la città. Il deposito in porto di tutto questo sarà ubicato a meno di 300 metri dai bar e dai ristoranti della darsena, dai turisti delle navi Costa, dal Priamar e a meno di 700 metri dal Duomo e dal centro città. E per ironia della sorte anche dalla Torre Orsero, dal Crescent 1 e 2 che è ancora in fase di realizzazione.

Chi dovranno ringraziare per tutto questo i cittadini savonesi?

Forse il gruppo GAVIO che nel 2011 presenta il progetto di questo insediamento in porto?

Forse RINO CANAVESE, ex rais del porto ed ex parlamentare leghista, che nel 2012 “prima di lasciare il suo incarico da’ il via libera alla realizzazione dell’impianto” e “che pochi mesi dopo sarà assunto proprio dal gruppo Gavio con un ruolo manageriale di prestigio”?

Forse l’ex governatore BURLANDO e la sua ex-GIUNTA che ha emanato prescrizioni solo di tipo architettonico e parlando di “disturbo olfattivo nel raggio di 3 Km”?

O forse il SINDACO BERRUTI e la sua GIUNTA che non si sono presentati alla conferenza dei servizi convocata in sede referente e si sono lasciati “calare addosso” il progetto come detto dal vice sindaco anche per l’ormai tristemente nota AURELIA BIS?

A noi tutto questo non sembra tanto in linea con turisti, crociere, smart cities e l’immagine turistica che l’Amministrazione vuole dare della nostra città.

Berruti, la sua Giunta e il PD a parole sono sempre leoni e pronti a salire sulle barricate per difendere la città, ma alla prova dei fatti, quando si deve fare la voce grossa in certi ambienti, pare che gli unici interessi a essere tutelati siano ben altri.

Sono queste le persone e il futuro che vogliamo per Savona?

On. Matteo Mantero – M5S

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Il nostro TERRORISMO MEDIATICO con l’acqua.


Tutto ebbe origine da questo articolo apparso sabato 27 giugno sul quotidiano LA STAMPA a firma M.C.

AIn esso, come peraltro riaffermato sulla testata on line SAVONANEWS.it il 26 giugno, viene comunicato che a partire dal 1° luglio 2015 lo storico Acquedotto di Savona Spa sarà controllato al 100% da Iren Acqua Gas Spa, che integrerà così ai 67 comuni genovesi i comuni Savonesi già ora sotto la gestione di Acquedotto di Savona Spa e quindi Savona, Albisola Superiore, Albisola Marina, Altare, Bergeggi, Cairo Montenotte, Carcare, Celle Ligure, Cengio, Noli, Pallare, Quiliano, Savona, Spotorno, Stella, Vado Ligure, Varazze.
Chiaro no?
Quindi, a quanto pubblicato, gli acquedotti di questi nostri comuni saranno inequivocabilmente gestiti da IREN dal 1° luglio.
Abbiamo ritenuto questa operazione inopportuna, ampiamente discutibile se non addirittura inammissibile ed in contrasto con l’esito del referendum abrogativo tenutosi il 12 e 13 giugno 2011, attraverso il quale i cittadini hanno espresso la volontà affinché il servizio idrico non fosse privatizzato, ma ESCLUSIVAMENTE PUBBLICO, avendo sancito con il proprio voto l’abolizione definitiva della «adeguata remunerazione del capitale investito» dei gestori e cioè di eliminare i profitti sull’acqua in quanto con le bollette si sarebbero dovuti coprire esclusivamente i costi, non distribuire dividendi, quindi niente lucro e niente privati.

Per questo motivo ci siamo espressi sul merito di questa pratica politico/amministrativa scorretta rilasciando un comunicato allo stesso quotidiano pubblicato il 10 luglio all’interno del quale apparivano i commenti di due sindaci coinvolti nell’operazione.

B_CopiaLo scopo della nostra iniziativa era innanzitutto quello di avere chiarezza e trasparenza sulla questione, auspicando di ricevere dai responsabili di tutto ciò almeno un paio di risposte sincere alle seguenti domande, ovvero:

  1. la conformità dell’operazione al volere dei cittadini e quindi all’esito del referendum sull’acqua;
  2. che parte avesse il CIRA in tutto ciò visto che pareva essere da poco il nuovo gestore dei servizi idrici di molti comuni della valle;
  3. quanto AVREBBE pagato IREN per acquisire la gestione dei servizi idrici;
  4. eventuali conseguenze occupazionali;

Invece, dopo essere accusati di “terrorismo mediatico” abbiamo rilevato all’interno dell’articolo, a firma Mauro Camoirano de LA STAMPA, risposte fuorvianti e non indirizzate alle nostre legittime domande.

Il Sindaco Renziano di Cairo Briano ha confermato la “comprensibile” cessione dei servizi a IREN come seguito di un “naturale“ processo evolutivo aziendale, senza concedere, al di là delle solite polemiche “asciutte” nei nostri confronti, una valida e opportuna spiegazione in merito alla prima domanda e soprattutto senza chiarire quali acquedotti gestirà IREN se il CIRA li possiede ancora.

La più incredibile è la considerazione del sindaco di Carcare Bologna, CHE LASCIA NOI PERPLESSI, secondo la quale il Comune di Carcare, attualmente (luglio inoltrato) possiede ancora l’acquedotto.

Questo potrebbe voler significare:
IPOTESI A. L’acquedotto è di proprietà del Comune e lo gestisce IREN, ovvero, il comune (i cittadini carcaresi) si occupa, come proprietario, del mantenimento in efficienza (spese) dell’impianto mentre IREN si occupa di riscuotere (guadagni).
IPOTESI B. La notizia è falsa, il giornalista M.C. e Briano scrivono e confermano cose non veritiere (IREN non possiede o gestisce l’acquedotto di Carcare).
IPOTESI C. Che dice Bologna?

Inoltre, sempre a quanto afferma Bologna, se la legge impone “di unirsi in un ATO per un gestore unico del servizio integrato” gli ricordiamo che, sempre la legge, impone anche il rispetto costituzionale dell’esito referendario e quindi la NON PRIVATIZZAZIONE dell’acqua pubblica.

Pertanto va benissimo un ATO con gestore unico del servizio, ma sempre PUBBLICO.

Comunque stiano davvero le cose i cittadini, prima o poi, sapranno dalle bollette la verità.

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