Fuori dall’Euro: a Millesimo il primo “Firma Day” in ValBormida


Il Meetup ValBormida lancia il primo “Firma Day per uscire dall’Euro” valbormidese

sabato 20 dicembre, dalle ore 9:00 alle 13:00 in Piazza Italia a Millesimo

L’obiettivo è quello di giungere ad un referendum consultivo per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

L’Italia è in una situazione drammatica, travolta da povertà, corruzione e malaffare – Gli italiani come primo passo devono riprendersi il Paese e la sovranità su di esso, a partire da quella monetaria.

Sarà l’inizio della raccolta firme per poter depositare in Parlamento una legge di iniziativa popolare
La legge costituzionale per indire il referendum sarà presentata agli italiani sotto forma di legge di iniziativa popolare.
Per poterla depositare in Parlamento è necessario raccogliere almeno 50mila firme in sei mesi ma siamo sicuri che raccoglieremo molte più firme e, così, invieremo un segnale chiaro al Parlamento: non è soltanto una forza politica a volere il referendum per l’uscita dall’euro, ma i cittadini italiani che hanno votato tutte le forze politiche.
Non potranno quindi ignorare la richiesta come una dell’opposizione perché se già oggi i sondaggi dicono che gli italiani che vorrebbero uscire dall’euro sono la maggioranza, se si aggiungono anche coloro che non sono convinti, ma ritengono giusto che siano i cittadini a scegliere tramite un referendum, sono numeri non ignorabili da qualunque forza politica.
Una volta depositata la legge di iniziativa popolare, presumibilmente a maggio 2015, i portavoce del M5S alla Camera e al Senato si faranno carico di presentarla in Parlamento per la discussione in Aula. Approvata la legge costituzionale ad hoc che indice il referendum, considerando i tempi di passaggio tra le due Camere, a dicembre 2015 gli italiani potranno andare alle urne ed esprimere la loro volontà sull’uscita dall’euro con il referendum consultivo.

La raccolta firme servirà anche ad informare e sensibilizzare le persone che ancora non conoscono a fondo il problema.
Nel 1989, non si fece una buona informazione: si disse, lavoreremo la metà e guadagneremo il doppio.
Stavolta, l’intenzione è di informare i cittadini ad una scelta consapevole. S
Le aziende italiane hanno pagato un prezzo troppo alto.
Dal 1997, quando l’Italia rivalutò la lira per agganciarla all’ECU (condizione postaci per poter entrare nell’euro) la produzione industriale italiana è scesa del 25%.
Nello stesso arco di tempo, la produzione industriale della Germania è aumentata del 26%.
Come se tutto le industrie del Centro Italia fossero scomparse per ricomparire in Germania. Dall’entrata in vigore dell’Euro il saldo positivo della bilancia dei pagamenti della Germania è uguale a quello negativo dei paesi periferici come Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Cipro.
In altre parole, è avvenuto un trasferimento netto di ricchezza da periferia a centro con un gioco a somma zero per l’Eurozona nel suo complesso.

Alla perdita di ricchezza si aggiunge la perdita di know-how delle imprese, la perdita di competitività, di prestigio, di competenza.
Nel concreto un PIL in caduta libera, un tessuto industriale devastato, una disoccupazione alle stelle, lavoratori non specializzati e salari da fame.

Dunque, la proposta: fuori dall’euro con una sovranità monetaria associata al valore della nostra economia, le aziende italiane sarebbero avvantaggiate nelle esportazioni e produrre in Italia diventerebbe più conveniente che produrre all’estero.
Rinascerebbero nuove attività, si svilupperebbe il conseguente indotto e si creerebbero posti di lavoro.

C’è poi la questione del debito pubblico, meglio degli interessi sul debito che stanno ammazzando il Paese e smantellando lo Stato Sociale.
Dai 78 miliardi pagati dallo Stato per finanziare il proprio debito nel 2011 si passa agli 89 nel 2012 per salire ai 95 nel 2013 e per arrivare a quota 99,808 nel 2015.

Negli ultimi 30 anni l’Italia ha pagato 3.100 miliardi di interessi sul debito, una mostruosità.
I miliardi che lo Stato destina al pagamento degli interessi sul debito sono sottratti ai servizi primari dei cittadini: pensioni, sanità, ammortizzatori sociali, istruzione, risorse per le PMI.

Il debito pubblico, insomma, andrebbe ridenominato in una nuova moneta associata al valore della nostra economia.
Si pagherebbero, dunque, meno interessi sul debito.
Lo Stato ricomincerebbe ad utilizzare il suo avanzo primario di cui già dispone (al netto degli interessi sul debito) per finanziare attività e welfare.
Con l’Italia fuori dall’euro, le PMI italiane potrebbero tornare nuovamente competitive e l’occupazione in crescita e gli investitori stranieri finanzierebbero comunque il nostro debito che sarà sostenibile e onorabile.

Nel nostro gazebo metteremo a disposizione tutto il materiale informativo in nostro possesso per dare massimo spazio all’informazione.

Cos’è l’euro, cosa ha comportato per l’Italia l’ingresso della moneta unica, quali possono essere i vantaggi conseguenti all’uscita dall’euro con il recupero della sovranità monetaria.

La partecipazione è il primo passo verso il cambiamento e ci rivolgiamo a tutti i cittadini, chiedendo di aderire anche a coloro che non la pensano come noi, ma che credono che l’euro sia un problema per il nostro paese.

Questo sarà il primo appuntamento di tanti che verranno organizzati in valle nei prossimi sei mesi.

Vi aspettiamo.

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Pubblicato il 17 dicembre 2014 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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