CONVEGNO NAZIONALE SUL TEMA DELL’INDUSTRIA VERDE


Sala consigliare del comune di Cairo – Sabato 6 settembre 2014.

A tale convegno hanno relazionato il dott. Valerio Gennaro dell’IST di Genova appartenente all’associazione Medici per l’ambiente, Dott. Ernesto Johansson economista, Nadia Bertetto presidentessa dell’associazione Progetto Vita di Bragno, Danilo Bruno storico, Massimiliano Ghirlanda e Michele Bertolino imprenditori, Massimo Maugeri di Green Italia e Francesco Ferrante vice presidente kyoto club.

Ovviamente non hanno partecipato membri delle istituzioni locali, forse perché gli argomenti trattati non sono ritenuti degni di interesse.

La tematica, di indubbio valore ecologista, è stata sviluppata e discussa su basi tecnico-scientifiche ed economiche la cui conclusione, ovviamente, porta a sostenere che inequivocabilmente è necessario ed urgente compiere azioni finalizzate a valorizzare ed incentivare l’uso di fonti energetiche rinnovabili a scapito delle tradizionali fossili.

Non di minore importanza è risultata la necessità di avviare una politica intesa a promuovere l’industria “green” costituita da quel settore produttivo di beni e di servizi finalizzato alla bonifica di siti inquinati, trattamento e recupero dei rifiuti facendo uso di processi e tecnologie all’avanguardia.

La trattazione è stata avviata dal Dott. Ernesto Johansson il quale ha studiato il bilancio 2013 della FI.L.S.E. S.p.A., (La Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico – è il soggetto tecnico che supporta e assiste la Regione Liguria e gli altri enti territoriali liguri nella progettazione, definizione e attuazione delle politiche e degli interventi a sostegno del sistema economico ligure) alla quale vengono affidati fondi della Regione Liguria (pubblici) per essere investiti nelle più svariate iniziative ed ha scoperto e svelato che, al contrario di quanto affermano coloro che governano l’ente che non ci sarebbero risorse da investire per lo sviluppo economico e sociale, invece esistono milioni di euro di fondi regionali “immobilizzati” in attività di tipo finanziario quali depositi bancari e fondi di investimento.

Stiamo parlando di un patrimonio gestito dalla F.I.L.S.E che ammonta complessivamente a 367,3 milioni dei quali 139,5 milioni destinati alla sola Valbormida.

Perché questi soldi non vengono spesi sul territorio ma “lasciati in banca” dicendo a tutti che siamo “al verde”?

Con tutti quei soldi si sarebbero potute fare tante cose, tipo evitare la chiusura della cartiera di Murialdo, mantenere un ospedale efficiente e con un pronto soccorso a Cairo, bonificare siti inquinati tipo la Mazzucca e la diga di San Giuseppe, aiutare aziende in difficoltà ecc. oppure, in mancanza di idee, abbassare le tasse ai cittadini.

La discussione si è poi accentrata sulle tematiche ambientali tipicamente valbormidesi con l’intervento della sig.ra Nadia Bertetto, che da anni lotta senza risparmiarsi contro tutto e tutti a tutela dell’ambiente valbormidese e nello specifico contro l’industria del carbone.

Con un lucido e preciso discorso, di seguito consultabile, ha evidenziato le criticità che affliggono la nostra valle accentrando l’attenzione sulla pianificazione futura che vedrebbe l’intenzione di insediare altre attività che potrebbero aggravare la situazione attuale.

Come Meetup ci siamo già espressi favorevolmente nei confronti delle battaglie di Nadia Bertetto e come pure lei concordiamo sul fatto che nessuno vuole chiudere attività produttive ma semplicemente obbligarle ad adeguarsi alla legge per non inquinare e per tutelare la salute dei propri lavoratori, delle loro famiglie e di tutti i cittadini della valle.

D’altronde il dott. Valerio Gennaro ha evidenziato che in Valbormida esiste una problematica sanitaria di probabile derivazione ambientale da approfondire con indagini accurate.

Abbiamo avuto l’impressione non infondata, vista l’appartenenza politica della maggioranza dei partecipanti e relatori, che il convegno sia stato uno spazio di promozione politica di un nuovo movimento ecologista equiparabile in tutto e per tutto ai Verdi di qualche tempo fa, poi sparito dalla scena politica negli ultimi dieci quindici anni.

Eclatante la presenza non casuale di Francesco Ferrante, vice presidente del Kyoto Club, già direttore generale di LEGAMBIENTE, senatore del PD fino al 2013, RENZIANO, docente all’Università “La Sapienza” di Roma, impegnato nelle politiche di intervento per i settori produttivi dello sviluppo sostenibile (efficienza energetica e lavoro nei settori delle energie rinnovabili).
E’ stato persino Capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Ambiente, Territorio e Beni ambientali del Senato della Repubblica.

Quindi era dentro la stanza dei bottoni del PD e pare si sia adeguato molto bene nel assentire alla politica poco ambientalista del partito favorevole per esempio a carbone, inceneritori e TAV.

Per creare un movimento ambientalista nuovo, diverso da quello del passato che veniva metaforicamente paragonato ai “cocomeri” (verdi fuori e rossi dentro), non basta cambiare nome in GREEN ITALIA, ma forse sarebbe più opportuno fare a meno di “imbarazzanti” presenze.

http://www.partitodemocratico.it/utenti/profilo.htm?id=3563
http://www.francescoferrante.it/con-renzi-da-ambientalisti/
http://www.ivg.it/2014/09/duro-attacco-dei-verdi-filse-non-investe-nello-sviluppo-ligure-ma-operazioni-finanziarie/

NADIA BERTETTO, presidentessa dell’associazione PROGETTO VITA E AMBIENTE di Cairo Montenotte

Sono 10 anni che la mia associazione, in collaborazione con altre, si occupa di ambiente, o meglio, cerca di valutare la gravità dei problemi esistenti e le conseguenze sulla vivibilità e la salute dei cittadini residenti dovuta ad essi.
L’unica cosa certa dopo dieci anni di lavoro, è che qui in val Bormida di gravi problematiche ce ne sono davvero tante e tutte pressoché irrisolte.
Questo intervento vuole anche essere un excursus di conoscenza dei punti neri per l’appunto, non risolti, con la volontà di chi è preposto e ha le responsabilità per studiare piani regolatori compatibili e rispettosi della vivibilità delle persone e della conformità del territorio.
Non si deve permettere di costruire vicino ai fiumi, non si elevano barriere di cemento dove scorre l’acqua, le rive e gli alvei dei fiumi, torrenti e quant’altro si devono pulire periodicamente così come le cunette delle strade.
Non si disbosca selvaggiamente radendo al suolo intere montagne (vedi la moda delle biomasse).
Quelle colline prima o poi scenderanno a valle e con loro le case che avete costruito successivamente alla desertificazione effettuata.
Vogliamo tenere conto degli animali che vivevano in quei boschi che se fossero lasciati tali non avrebbero comunque un gran che per sopravvivere.
Ci stupiamo se ci troviamo gli orsi i cinghiali che mendicano cibo nei paesi o i lupi che mangiano le pecore ma l’uomo stupido/ignorante ha sempre la sua soluzione, per tutto, ammazziamoli!!
Parlo di chi amministra il comune, provincia e regione e ancora più’ su lo stato stesso. Vorrei leggervi una parte del titolo che riguarda il tema di oggi: la val Bormida sta ancora pagando il prezzo di pesanti danni territoriali e di ferite ambientali non ancora risanate. Partiamo da qui, da un paradosso ….. se stiamo ancora pagando un problema sanitario ed ambientale pregresso, perché indebitarci ulteriormente con nuovi impianti che peggioreranno l’attuale già precaria situazione???
Abbiamo pagato sulla nostra pelle ma ci si chiede anche di indebitare la pelle e la salute dei nostri figli e non solo????? e mi chiedo, …perché negli ultimi anni si è proceduto all’insediamento sul territorio di industrie che di certo contribuiscono al peggioramento della qualità dell’aria quando già la situazione era chiara e per tale motivo potrebbe incombere una procedura di infrazione della comunità europea?????
Perché’ nel frattempo sono sorte altre industrie insalubri di prima classe come la cartiera di Ferrania e poi il mega biodigestore privato, indubbiamente sovradimensionato per le esigenze locali ed ancora incombe la centrale a biomasse??
Su quel sito già sorge la Ferrania Technologies anch’essa inserita fra quelle a rischio rilevante dal ministero dell’ambiente.
Ultimamente si è letto sui quotidiani che esiste la concreta possibilità che un’altra fabbrica a rischio rilevante, la ZINOX di Vado, potrebbe trasferirsi a Ferrania. Trasferimento che probabilmente sarà non solo dei macchinari ma anche della mano d’opera, quindi per noi, solo altro inquinamento, posti di lavoro zero e non voglio entrare nel merito di possibili speculazioni edilizie sulle aree che resterebbero dismesse a vado, molti guadagni per pochi e tanto inquinamento per altri, sempre noi della val Bormida.
Ora alcuni cenni storici:
Il primo sfruttamento della val Bormida in stile….cinese…. risale alla fine del XIX secolo ed inizi del XX, con insediamento di complessi industriali orientati alla produzione di materiali ed agenti chimici come la polvere da sparo ad uso bellico, pigmenti, additivi chimici, fertilizzanti, lavorazione e distillazione del carbone ecc.
I più noti brand di queste produzioni erano ACNA, MONTECATINI, COKITALIA, FERRANIA 3M, ELETTROSIDERURGICA, che, come avvenuto per i dinosauri si sono estinti quasi tutti in un ventennio nella seconda metà del secolo scorso, ma……ed è un grosso ma..
Solo una sopravvive, la quasi centenaria ITALIANA COKE, che continua a produrre carbone nonché inquinamento.
Nonostante le ormai centinaia e più’ di denunce presentate in questi dieci anni, per cui la procura indaga, ma fino ad ora senza risultati concreti, se non due misere condanne a carico della cokeria, e ciò’ deve non poco meravigliare se si considera quanto avvenuto per TIRRENO POWER.
Mi chiedo, sarà forse perché l’ITALIANA COKE si trova in val Bormida.
Quando si otterrà’ qualcosa di concreto?
Non vi è dubbio che le attività su elencate e anche attraverso l’indotto, hanno portato in valle benessere e agiatezza alla popolazione residente, però non dobbiamo dimenticare che i metodi di produzione aziendali di allora e purtroppo come ora avevano come primario scopo la convenienza ed il tornaconto di pochi.
Senza mai porsi la problematica sociale e sanitaria.
Hanno compromesso molte aree di pregio, lasciando scia di malattie e morte ed ora una dilagante disoccupazione.
Molte medie e piccole aziende artigianali sorte per sopperire alle esigenze di quei grossi complessi industriali, si sono trovate improvvisamente sul lastrico con gravi difficoltà’ anche per una problematica di riconversione e molte di esse si sono estinte.
Le grosse fabbriche hanno chiuso i battenti lasciando il territorio devastato e da bonificare.
A proposito di bonifiche, bonificare non significa trasferire la sostanza tossica da un posto ad un altro o sotterrarle vedi sarcofago della Mazzucca o bruciarle producendo altro inquinamento.
Bonificare vuol dire trasformare le sostanze tossiche in altre buone che possono essere riutilizzate, ad es. nei terreni come fertilizzanti ecc. questo si chiama biorisanamento e non ha alti costi, anzi! !
Però, chissà perché nel nostro paese c’è tanta ritrosia a riguardo.
Si continua con metodologie vecchie purché siano remunerative.
Noi preferiamo, fra l’altro le discariche vedi per esempio la nostra FILIPPA.
Autorizzata in una splendida zona residenziale e di pregio, dove ora c’è un continuo passaggio di mezzi pesanti, dove è stato concesso un raddoppio della stessa e forse chissà, magari si potrà’ anche triplicare perché no.
Intanto il materiale inquinato da trasportare in valle non manca mai, e a proposito mi sorge un dubbio.
Non è che per caso le cave dismesse di loc. Passeggeri e delle Vallegge, così ambite, servano proprio a questo scopo??
C’è lo smarino dell’Aurelia bis da sistemare, e pare contenga anche amianto, ma si dice che ce n’è poco, ma chi ci assicura questo?????
E poi io penso che poco o tanto se un materiale è altamente pericoloso non fa bene in nessun caso.
Tutto ciò per il solito pensiero che dice, dove c’è inquinamento, continuiamo ad inquinare lì, se poi si sta male o peggio si muore, magari si allargano i cimiteri.
E così ci viene preclusa a priori la possibilità di avere industrie sane.
Quale pazzo verrebbe da noi con industrie agro alimentari, piccoli e sani artigiani.
Pur essendo la nostra una zona retro portuale ambita sarà lasciata al destino di “pattumiera”!
Chi può se ne andrà, chi non può ai posteri.
Pensare che una volta, qui a Cairo si produceva dell’ottimo vino che veniva venduto ai nostri vicini piemontesi.
Quante potenzialità ha questo territorio, così svilito e affossato.
Concludo:
Io non ho scoperto l’acqua che bagna, tutti i nostri politici sono consapevoli di questa situazione ma si sono adagiati alle direttive dei nostri governi, interessi di pochi di solito sempre i soliti
Tu inquini molto e non vuoi investire per inquinare meno???
Bene! noi ti alziamo i limiti previsti dalla legge, così non hai più’ problemi.
Signori, per favore o per pietà, vedete un po’ voi quale topo si costruirebbe la trappola da solo????
Nessuno, solo noi, uomini avidi di denaro e potere.
Riflettete, si può produrre lavoro senza uccidere nessuno, occorre fermarsi un momento e tornare un po’ indietro, solo così si potrà andare avanti senza calpestare la dignità di alcuno e guardare in faccia i nostri figli senza provare vergogna.
Avrete lasciato loro un mare di soldi, ma non un ambiente a misura d’uomo dove poter vivere.
Il mio intervento non è rivolto a spiegare cosa è la green economy, qui in questo tavolo ci sono esperti che ne sanno molto più di me.
Più che altro, visto che sono cittadina di questo comune da sempre, vorrei invece farvi comprendere cosa è la black economy.

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Pubblicato il 19 settembre 2014 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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