Archivio mensile:giugno 2014

Inizia lo smantellamento del cementificio mai nato ( … ma al suo posto che ci faranno?)


Al via la demolizione del «cementificio» in località Curagnata, un «gigante d’argilla» costato 25 milioni di euro e mai entrato in attività. Verrà comunque rispettata la convenzione stipulata dall’allora amministrazione cairese di centro-destra e la proprietà, con l’azienda che verserà un milione di euro.

La Buzzi-Unicem, colosso del settore che quasi dieci anni fa aveva acquistato l’impianto per la macinazione del klinker appena ultimato dalla Cementilce tra Bragno e San Giuseppe, ha disposto per la demolizione della struttura, in un intervento di «smontaggio» praticamente integrale, che lascerà in piedi solo la parte in cemento armato e i silos.

Una «fine ormai nota» per quell’impianto, mai entrato in produzione, non a caso il sindaco di Cairo, Fulvio Briano, commenta: «Da un punto di vista industriale è stata una sconfitta annunciata, con 40 posti di lavoro mai concretizzati. Da un punto di vista amministrativo possiamo dire di averci messo una pezza: abbiamo definito la nuova convenzione con il gruppo Buzzi che verserà comunque 1 milione di euro per la realizzazione della viabilità».

Una vicenda eclatante, iniziata tra il 2004 e il 2005 quando, con un investimento di 25 milioni di euro, la Cement-Ilce realizzava, appunto, il cementificio. La convenzione stipulata con il Comune di Cairo impegnava quindi la proprietà a realizzare una bretella da Monte Cavaglione allo stabilimento Magrini entro un anno dal completamento della Variante del Vispa. Il cementificio, una volta realizzato, veniva, però, poi acquistato dal gruppo Buzzi-Unicem e mai reso operativo vista la crisi del settore. Si apriva, quindi, un lungo contenzioso tra la nuova proprietà e il Comune per il rispetto della convenzione.

Accordo che è stato finalmente raggiunto proprio mentre il colosso addormentato, ben visibile dalla Variante del Vispa, sta per essere smantellato (quale sarà il futuro di quelle aree è, invece, ancora un’incognita, anche se non si esclude che la Buzzi-Unicem potrebbero metterle in vendita visto che, anche grazie alla nuova viabilità una volta che verrà realizzata, il loro valore strategico aumenterebbe).

La bretella prevista, e che collegherebbe le aree industriali di CairoReindustria e Bragno direttamente alla variante del Vispa, e alla Ss29, costerebbe 3,5 milioni di euro. Il Comitato di Pilotaggio ha già destinato all’intervento 1,3 milioni reperiti dal Patto Territoriale della Provincia di Savona e gestiti da Ips; a cui si aggiungerebbe, appunto, il milione di euro della Buzzi. Questo permetterebbe di realizzare un primo stralcio funzionale, visto che già nell’ambito della realizzazione della Variante del Vispa era stato realizzato uno svincolo stradale di raccordo con la viabilità comunale di Strada Curagnata. Per completare l’opera occorrerà poi reperire ancora 1,2 milioni.

http://www.lastampa.it/2014/06/28/edizioni/savona/inizia-lo-smantellamento-del-cementificio-mai-nato-m7MAXh0zPlxE4Ni6NgOYVK/pagina.html

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Il flop del bonus giovani di Letta


“La misura lanciata dal governo Letta fa un buco nell’acqua. Il bonus lanciato dal precedente esecutivo si rivela un flop: secondo i dati Inps a fine giugno le domande di lavoro confermate sono state appena 22 mila, poco meno di un quinto dei 100 mila preventivati dal governo. Il bonus per le assunzioni di giovani tra i 18 ed i 29 anni aveva comportato lo stanziamento di circa 800 milioni di euro, con l’obiettivo di creare 100 mila nuovi posti di lavoro tra il 2013 ed il 2015. Le domande presentate al 23 giugno sono invece appena 28 mila, di cui oltre 5 mila già scadute, per un totale effettivo di poco più di 22 mila domande valide. Considerando un beneficio di circa 8 mila euro annui per ogni giovane assunto, al momento per il bonus giovani sono stati spesi poco meno di 160 milioni di euro. Da evidenziare come il numero di domande presentate abbia subito un progressivo rallentamento: dalle 11 mila di metà ottobre 2013 e le 18 mila di dicembre scorso, si è arrivati ad oggi ad appena 22 mila, con una netta prevalenza degli uomini (quasi 14 mila) rispetto alle donne (poco più di 8 mila). Il bonus giovani si è dunque rivelato un mezzo flop. E così, ad un anno dalla fine del bonus restano ancora circa 640 milioni di euro inutilizzati e circa 80 mila giovani assunti in meno rispetto alle previsioni.”

Andrea Turco – da Termometro Politico

http://www.beppegrillo.it/2014/06/il_flop_del_bonus_giovani_di_letta.html


Dov’è l’informazione?

Attivisti del M5S irrompono nella redazione del quotidiano genovese il Secolo XIX, video integrale.

Non ci siamo dimenticati …………………


Ad un anno di distanza dalla campagna elettorale per le amministrative di Carcare, che hanno riaffermato Franco Bologna alla guida del Comune, ci troviamo ora a discutere e valutare alcuni punti e promesse elettorali della sua giunta.

Avevamo intervistato e filmato i candidati richiedendo il loro parere riguardo a 15 specifici punti che ritenevamo importanti per il paese
L’allora candidato e attuale sindaco aveva espresso pubblicamente il pieno accordo con le tematiche da noi evidenziate, ribadendolo in diverse occasioni alla ricerca di ulteriore consenso elettorale.

Ad oggi, a solo un anno di distanza da quel voto, risulta evidente che alcuni di quei punti sono stati in parte o totalmente disattesi.

La centrale a biomasse di via Cornareto non è stata rimossa come DECISAMENTE promesso ma ne è stata installata un’altra che a quanto pare non ha eliminato del tutto i fastidi ai residenti. Anzi, pare divenuta una inutile macchina per bruciare cippato ed essendo aumentato il prezzo di mercato del combustibile, l’unica convenienza economica rimasta è la sola quota di finanziamento regionale. A questo punto, le utenze già indipendenti con proprie caldaie a metano potrebbero tranquillamente farne a meno. Siamo dubbiosi sui costi di tale “rinnovamento”, definito da uno dei responsabili dell’impianto “importante impegno economico”, che a dire dall’amministrazione comunale eseguito a titolo “gratuito”. Ricordiamo che come afferma l’ARPAL in una recente relazione sulla situazione ambientale in val Bormida, le biomasse contribuiscono in maniera sostanziale dal deterioramento della qualità dell’aria che respiriamo.

Per quanto riguarda il biodigestore di Ferrania apprendiamo dai giornali, per voce della minoranza PD, che ricordiamo essere pro impianto, che l’opinione del sindaco è mutata a favore del biodigestore, manifestando così un vergognoso voltafaccia. Un atteggiamento ipocrita pensando all’incontro indetto un anno fa nelle ex scuole di Vispa quando, di fronte ai cittadini e alle associazioni ambientaliste, Bologna affermava con decisione che avrebbe fatto di tutto per contrastare l’impianto. Comunque, per la cronaca, il ricorso al TAR è stato presentato dalle associazioni ambientaliste.

Stiamo ancora aspettando la manutenzione del porfido nel centro paese, dove permangono ancora buche e tratti dissestati, pericolo per donne ed anziani. Intanto, in attesa del completamento della variante del mulino che a dire del sindaco doveva avvenire entro la fine del 2013, in via del collegio auto e mezzi pesanti sfrecciano indisturbati, mettendo a repentaglio la sicurezza di chi attraversa sulle strisce pedonali. In compenso è stata realizzata un’assurda pista ciclabile con attraversamenti stradali su percorsi ad alto volume di traffico.

Per quanto riguarda l’indecoroso fabbricato in via Sanguineti, allora definito “pericolante”, che ha creato allarme ai residenti delle strutture adiacenti, è evidente che non bastino pochi pezzi di carta e una messa in vendita per stabilizzarlo o migliorarne le condizioni igienico sanitarie.

Con l’impianto di videosorveglianza e controllo non si riesce ad individuare vandali e topi di appartamento.
Se l’impianto è perfettamente funzionante perché non si ottengono interventi risolutivi nei confronti dei responsabili?
Neppure i lanciatori di gerani dal ponte temono l’obiettivo duranti i festosi fine settimana tanto cari al sindaco. Sarebbe interessante verificare il livello di accuratezza delle immagini invece che assistere a inconcludenti proclami giornalistici.

La giunta Bologna troppo spesso a scapito dei residenti che da anni si lamentano con esposti e petizioni sembra troppo accomodante nei confronti di un movida spesso incivile e ineducata. Ci riferiamo nello specifico ai responsabili di atti di vandalismo e lordura e non certo ai fruitori di un sano divertimento.
E’ opinione diffusa che a Carcare, per promuovere l’interesse economico di alcune categorie, anche favorite dalla presenza in giunta di loro legati o appartenenti, si è disposti a tollerare comportamenti assolutamente oltre il consentito.
Stiamo parlando di presenza di locali rumorosi, il verificarsi di atti di vandalismo, problemi di ordine pubblico non gestiti a dovere, presenza di sporcizia varia costituita da bicchieri, bottiglie, cicche e quant’altro abbandonato nel centro del paese nei fine settimana.

Intervista a Bologna.

Il Meetup.

Capolavoro Renzi: 240 euro al mese ai carcerati, per decreto! paghiamo anche per risarcire il sovraffollamento delle carceri!


Risarcimenti ai detenuti che hanno vissuto o vivono in celle e spazi al di sotto dei tre metri, dunque in condizioni definibili disumane e per questo hanno fatto ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo: il Consiglio dei ministri ha dato il via libero al decreto d’urgenza che li sancisce. E stabilisce il prezzo per risarcire: 8 euro al giorno, che in un mese fanno 240 euro. La misura rientra fra quelle che il Consiglio d’Europa ha vagliato e approvato a inizio giugno, quando ha esaminato le misure messe in campo contro il sovraffollamento per rispondere alle richieste imposte dalla stessa Corte di Strasburgo, dopo la condanna pronunciata nei confronti dell’Italia nel gennaio 2013, per quella è conosciuta come la «sentenza Torregiani», in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani.

Il testo, su proposta del premier Matteo Renzi e del ministro della Giustizia Andrea Orlando, prevede per le persone ancora detenute uno sconto di pena pari a un giorno ogni dieci vissuto in celle troppo piccole, mentre per chi è già uscito dal carcere un risarcimento di 8 euro per ogni giornata di detenzione trascorsa in condizioni non conformi alle indicazioni della Corte dei diritti dell’Uomo e tali da determinare, appunto, il «trattamento disumano e degradante». Solo i ricorrenti hanno diritto ai benefici del decreto. I ricorrenti a Strasburgo sono stati circa 6.000. Di questi ricorsi, ne sono stati accolti circa la metà: 3.000. Tutti loro, a seconda se ex o attuali carcerati, avranno diritto agli 8 euro al giorno o allo sconto della pena. Difficile stabilire la permanenza media in carcere. La copertura massima prevista dal provvedimento è di 10 milioni di euro.

Non potranno aggiungersi altri ricorsi degli ex detenuti, perché hanno 6 mesi di tempo per farlo una volta scarcerati, e 6 mesi fa le carceri italiane erano tornate in regola sotto il profilo del sovraffollamento, secondo quando afferma il governo. Potrebbero ricorrere i detenuti ancora carcerati, ma sono ritenuti numeri esigui. Non è semplice neppure fare un calcolo su quanto potrebbe costare alle casse dello Stato l’applicazione del decreto. Ma per restare nel calcolo delle ipotesi, secondo i dati ufficiali, i detenuti in «eccedenza» sono circa 12.000, 1.000 giorni (2-3 anni di permanenza media), per un totale di 12 milioni di monte giorni. Che moltiplicato per 8 euro al giorno fa 96 milioni di euro.

Il governo ribatte che se non fosse stato individuato questo che viene definito «rimedio interno» e Strasburgo avesse dovuto procedere in maniera autonoma, la cifra da pagare sarebbe stata doppia. Basti ricordare che i giudici europei hanno condannato l’Italia al pagamento nei confronti dei 7 ricorrenti con la sentenza Torreggiani, di somme comprese tra i 10.600 e i 23.500 euro, cifra quest’ultima quantificata per un periodo di detenzione di 3 anni e 3 mesi. Da ricordare che la sentenza riguarda sette ricorsi depositati tra il 2009 e il 2010 da altrettanti detenuti, tre italiani, due marocchini, uno ivoriano e uno albanese, che lamentavano di aver subito un trattamento inumano e degradante. Erano stati detenuti in celle di nove metri quadrati, da condividere con altre due persone, per periodi che andavano da 14 a 54 mesi, tra il 2006 e il 2011.

Per fare capire meglio, l’iter per rientrare nel complesso meccanismo del risarcimento prevede che il detenuto che ritiene di vivere in condizioni disumane presenta il suo reclamo al magistrato di sorveglianza; se non viene accolto il detenuto lo presenta al Tribunale di sorveglianza; si passa poi alla Cassazione. Infine il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo.

Il sovraffollamento dei penitenziari è purtroppo un dato di fatto: 145,4 numero di detenuti reclusi in Italia a fronte di 100 posti «regolari»: la media europea è di 98 reclusi ogni 100 posti ufficialmente previsti. In Europa soltanto in Serbia la situazione è peggiore. Stando agli ultimi dati del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria)attualmente sono presenti in Italia 60.167 carcerati a fronte di una capienza a pieno regime di 48.309 posti «a norma». Si deduce che i detenuti in eccesso nelle nostre carceri siano 11.858, come indicato sopra, nel nostro calcolo ipotetico.

Una domanda si impone: questo decreto migliorerà o meno la situazione? A ben guardare, probabilmente no, visto che concretamente non si incide sul problema del sovraffollamento carcerario, mentre potrebbe causare un ulteriore «ingorgo giudiziario»: è facile ipotizzare, infatti, che i magistrati di sorveglianza saranno sommersi di reclami da parte dei detenuti che vorranno far partire l’iter del ricorso, con ulteriori ritardi, per non dire paralisi, del sistema giudiziario.

CAPOLAVORO RENZI: 240 EURO AL MESE AI CARCERATI, PER DECRETO! PAGHIAMO ANCHE PER RISARCIRE IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI!

Libertà di Stampa: l’Italia scala nove posti in classifica. Sotto al Niger


L’Italia è un paese che ama indignarsi quando qualcuno ci inserisce in una posizione di retrovia in una delle classifiche che misurano qualsiasi parametro, stilate da organismi internazionali. Lo facciamo quando si misura corruzione, innovazione, produttività, formazione, ogni cosa.

Supponiamo di prendere una classifica relativa al 2014, vedremo dopo che cosa misura, e supponiamo che l’Italia si trovi al posto numero 49, ma che l’anno prima fosse in posizione 57. Che l’Italia si trovi  dietro a paesi che dall’alto della nostra spocchia guardiamo con altezzosa superiorità come Estonia, Giamaica, Costa Rica, Namibia, Capo Verde, Ghana e altri ancora.

Casualmente di questa classifica si parla sempre poco e solo quando c’è  qualche piccolo miglioramento. In passato se ne parlava strumentalmente dando la colpa di tutto a Silvio Berlusconi, ma tendenzialmente se ne parla poco o nulla per evidente vergogna.

Stiamo parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa. Secondo Reporters Sans Frontieres l’Italia sta piuttosto male anche nel ranking 2014 del World Press Freedom Index che ci vede in miglioramento ma ancora nelle retrovie del mondo civile al posto numero 49, appunto. Non sarà un caso che i paesi dove maggiore è la libertà di stampa hanno minori tassi di corruzione e maggiore tranquillità economica. Leggete l’elenco dei primi 10 paesi in classifica e vi sarà tutto chiaro.

Quando si cerca di analizzare il perché di questa grave situazione partono gli scarichi di responsabilità. Per i giornalisti è colpa degli editori e dei politici. Per gli editori è colpa del sistema politico e delle difficoltà economiche. I partiti della libertà di stampa in generale se ne infischiano, tutto grasso che cola per loro controllare per benino l’opinione pubblica. I cittadini poi non devo neppure pensare che il prodotto che viene ammansito potrebbe avere qualche problemino e quindi dei rapporti di Rsf si tende a parlare pochino: molto meglio disquisire dei glutei di Belen o dell’ultimo tweet di Matteo Renzi.

Recentemente Beppe Grillo, a modo suo, ha riproposto il tema di fronte ai giornalisti italiani, forse è stato un po’ troppo aggressivo, ma nessuno ha voluto dare delle contro spiegazioni al fatto che in Italia la libertà di stampa stia così male. E meno male che Internet sta distruggendo questi mostri mediatici giornalistici e sta dando spazio e forza a media liberi come quello che state leggendo in questo momento.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/26/liberta-di-stampa-litalia-scala-nove-posti-in-classifica-sotto-al-niger/964575/

Va tutto bene ?


Il Sistema, quella cosa liquida che include partiti, istituzioni, affari, massoneria e criminalità, in Italia è troppo occupato a erigere fossati, mura, ponti levatoi e quant’altro per preservare la sua esistenza per occuparsi anche di economia, che sta andando a rotoli nonostante i media non ne parlino, tra una corsa di Renzi e una passeggiatina di Napolitano in libera uscita dal Quirinale. L’Italia crolla, lo dicono i numeri, la crisi non è un’opinione. Senza interventi radicali l’Italia è un corpo destinato al collasso, che sarà improvviso. La gente allora si domanderà “Ma se andava tutto così bene? Come è potuto succedere?“. Poi scatterà l’ennesima ricerca del colpevole.

Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi, a Lussemburgo ha detto:
Se affrontiamo la riduzione del debito pubblico solo con la riduzione del deficit, in un Paese come l’Italia il rapporto debito/Pil scenderebbe di 3 – 4 punti percentuali all’anno, e si arriverebbe al 60% solo nel 2034“. Ai posteri l’arduo debito, auguri ai nostri nipotini.

Debito pubblico: nuovo record ad aprile, sale a 2.146,4 miliardi, con un incremento mensile pari a 26,2 miliardi (colpa delle tangenti delle grandi opere pubbliche come il Mose?). Nei soli primi quattro mesi del 2014 abbiamo accumulato un debito pubblico pari a 77 miliardi di euro, una cifra già molto più alta rispetto a quella accumulata in tutto il 2013. Verso l’infinito e oltre.

Crollano gli investimenti stranieri in Italia, l’allarme del Censis: “Calo del 58 per cento” (7 giugno 2014). Tasse, burocrazia e mancanza di regole, come il falso in bilancio, allontanano chiunque dall’Italia. Meglio investire altrove.

Disoccupazione record: vola al 13,6% nel trimestre, al 46% tra i giovani
Il tasso rilevato dall’Istat è il più alto dal 1977 (da quando esistono le serie storiche, in teoria potrebbe essere il più alto dal 1861, anno dell’Unità d’Italia). Sono senza lavoro quasi 3,5 milioni di persone, in aumento di oltre 200 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2013. Il Sud Italia si sta desertificando. Ad aprile è calato il livello di occupazione, sceso di 0,2 punti percentuali al 55,4%.

Italia, il reddito reale è tornato ai livelli degli anni ‘80, un salto all’indietro di trent’anni Un’analisi di Nomisma evidenzia un continuo calo del potere d’acquisto delle famiglie. A soffrire sono soprattutto i nuclei più giovani, che non hanno spesso altra scelta che emigrare.

Poco meno di mezzo miliardo di ore di cassa integrazione in cinque mesi, che coinvolgono da inizio anno circa 570 mila lavoratori relegati in Cig a zero ore, per una perdita di reddito di 1,8 miliardi di euro, pari a 3.300 euro netti in meno in busta paga. Sono i dati delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio cig della Cgil Nazionale nel rapporto di maggio.

L’emigrazione di mezza età. Addio all’Italia degli over 50: “Nel 2013 quasi 100 mila espatriati”.Licenziamenti, pagamenti che non arrivano, impossibilità di ricollocarsi. Secondo il ministero dell’Interno, dal 2009 a fine 2013, gli italiani tra i 50 e i 59 anni che hanno cercato fortuna all’estero sono stati 362 mila, con forti incrementi negli ultimi anni. Spesso lasciano a casa la famiglia e all’estero si adattano al precariato.

http://www.beppegrillo.it/2014/06/va_tutto_bene_madama_la_marchesa.html

 

Lavori in corso……


Il governo del FARE ha fatto qualcosina…ma ha appena iniziato:
“La ripresa c’è ma non si vede… dal vangelo secondo Draghi!
1 – TASI; (fatto dal governo Renzi)
2 – Aumento tassa su rendite finanziarie dal 20>al 26%=risparmi; (fatto)
3 – Proroga rimborsi Irpef in busta paga>4000 euro=mettere in difficoltà lavoratori e pensionati, per spese sostenute per mutui-ristrutturazioni-assegni ex coniuge,ecc; (fatto)
4 – Revisone degli estimi catastali fino al 100%; (in corso)
5 – Tassa di successione; (in discussione)
6 – Patrimoniale; (in discussione)
7 – Aumento tasse passaporto; (fatto)
8 – Aumento tassa fondi pensione; (fatto)
9 – Facoltà di aumentare la tassa di possesso autoveicoli fino al 12%; (fatto)
1200 il numero medio dei fallimenti mensili registrato nei primi 5 mesi dell’anno… olé!
Debito pubblico primi 4 mesi dell’anno: +78 mld. Olè!
Il tutto si racchiude in una parolina magica: bancarotta! Questi dovevano essere i “salvatori”. Figuriamoci se ci volevano male!”

La legge elettorale del Movimento 5 Stelle? Funziona così.


La notizia ha immediatamente catalizzato l’attenzione di analisti e commentatori politici, finendo per essere “il fatto del giorno”: Grillo e Casaleggio “aprono” al Presidente del Consiglio sulla legge elettorale. Da più parti si è interpretata la mossa di Grillo come il primo riscontro evidente di quello “scongelamento” che prima Letta, poi altri (anche all’interno del Movimento), chiedevano ad una forza che al momento rappresenta oltre un quinto degli elettori italiani. In realtà l’enfasi con la quale è stato accolto il post pubblicato sul blog di Grillo è decisamente fuori luogo, almeno analizzando in cosa consisterebbe “l’apertura” grillina. “Se Renzi ritiene che la legge M5S possa essere la base per una discussione comune, allora batta un colpo e il M5S risponderà”: insomma, si tratta di un confronto semplicemente sulla proposta elaborata in rete dagli iscritti al Movimento e con un esito “che dovrà in ogni caso essere ratificato” dal voto in Rete.
Non è, lo ripetiamo ancora una volta, una apertura alla riscrittura comune della legge elettorale (del resto, l’Italicum, benché parcheggiato in Commissione, è già passato in prima lettura in Parlamento), ma il tradizionale modus operandi 5 Stelle: questa è la nostra proposta, questi i nostri paletti, fateci sapere se ci state. In ogni caso, volendo immaginare un confronto, in streaming o meno, sul tema e ipotizzando che le noie dell’Italicum producano il persistere dello stallo in Parlamento di una legge che doveva essere approvata “in tempi rapidissimi”, proviamo a vedere in cosa consiste appunto la proposta del Movimento 5 Stelle e quali potrebbero essere i punti di contatto con il Partito Democratico e la maggioranza di Governo.
La stesura della legge elettorale 5 Stelle è stata presentata alla Camera nella prima settimana di maggio ed è frutto di una serie di votazioni online sui “punti nodali” cui hanno partecipato gli iscritti certificati al blog di Grillo. I voti online hanno determinato la scelta del proporzionale, del collegio intermedio, dell’applicazione di correzioni al proporzionale, della specifica di tali correzioni, della soglia di sbarramento del 5% e del voto di preferenza disgiunto.
La legge, si legge nel documento presentato alla Camera, “si pone in una prospettiva innovativa […] e si preoccupa di sciogliere il nodo fondamentale del rapporto tra l’esigenza di avere un Parlamento realmente rappresentativo e di favorire la governabilità del sistema disincentivando la frammentazione del panorama politico”. La ratio che muove i promotori della legge è quella di cancellare il “falso assunto secondo il quale, in nome della governabilità, si debbano sacrificare altri obiettivi primari e indefettibili, quali la selezione degli eletti da parte dei cittadini e la possibilità per gli elettori di avere un reale rapporto con gli eletti durante il mandato parlamentare, in modo che i cittadini possano contribuire a indirizzare le scelte politiche fondamentali che passano attraverso il Parlamento”. Il provvedimento dunque vuole in primo luogo ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, poi garantire la governabilità al Paese, disincentivando la frantumazione delle forze politiche, la loro disomogeneità interna e la creazione di coalizioni fittizie a meri fini elettorali.
L’impianto della legge è dunque proporzionale, con 42 circoscrizione su base pluri-provinciale che assegnano i seggi nel seguente modo: 1 seggio alla l Valle d’Aosta; 3 seggi al Molise; 13 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 5 a 9; 19 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 11 a 19; 6 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 21 a 24; 3 circoscrizioni metropolitane (Milano con Monza-Brianza, Roma, Napoli) con un numero di seggi che vada 32 a 42. La scelta di evitare il collegio unico nazionale risponde all’esigenza di “evitare uno sradicamento della competizione nazionale dalle comunità territoriali”. Lo sbarramento è del 5% su base circoscrizionale, in modo da garantire la rappresentanza ma allo stesso tempo di escludere partiti piccoli e piccolissimi, salvo quelli molto forti a livello regionale, e allo stesso tempo in modo da rafforzare le opposizioni e “scoraggiare fittizie e artificiose costrizioni bipolari”.
Per quel che riguarda le preferenze, la legge elettorale del Movimento introduce la separazione in due schede del voto di preferenza dal voto di lista (panachage): in sostanza l’elettore può esprimere una o due preferenze anche a favore di candidati di liste diverse da quelle votate, ma può anche “penalizzare” la propria lista, cancellando un candidato che non gradisce. Insomma, la legge introduce le preferenze positive e negative: “Con il sistema proposto si premia la compattezza intrapartitica evitando un altro dei difetti delle preferenze tradizionali, giacché comportamenti eccentrici di alcuni candidati possono condurre ad attrarre preferenze ma allo stesso tempo anche preferenze negative”.
Per quel che concerne il Senato, invece, si tratterebbe di impostare dei correttivi per salvaguardare la specificità dell’elezione su base regionale, dividendo in ripartizioni le regioni che assegnano almeno 15 seggi e distribuendo i seggi con la formula del “divisore corretto a livello regionale”.
Da quanto descritto, emerge soprattutto l’assenza di un qualsivoglia premio di maggioranza (fondamentale nell’Italicum, diremmo quasi a dispetto delle indicazioni della Consulta), bocciato nella considerazione che “produce un risultato antidemocratico e autoritario, conducendo a una fittizia governabilità totalmente artificiale e quindi, paradossalmente, instabile e precaria”. Mancano poi sbarramenti diversi per liste coalizzate o non coalizzate, centrali nella logica della legge impostata dall’asse Berlusconi – Renzi, mentre l’abolizione dell’esclusività del voto di lista non è coerente col meccanismo base dell’Italicum. C’è poi il divieto di candidature multiple e ci sono snellimenti per la procedura di consegna delle firme e di presentazione delle liste. Insomma, una cosa è certa: tra questa proposta e l’Italicum non c’è mediazione possibile. Ma questo lo vedremo anche in streaming, statene certi.

La legge elettorale del Movimento 5 Stelle? Funziona così: ecco il testo integrale e tutte le info

La tassa sui cellulari: fino a 4 euro su smartphone, tablet, memory card e dvd


Franceschini firma il decreto ministeriale che ritocca le tariffe dell’equo compenso per la copia privata: 4 euro per gli smartphone e i tablet con capacità di 16 Gb; 20 centesimi per i Dvd vergini

Equo compenso per la “copia privata”: il ministro della Cultura, Dario Franceschini, firma il decreto di quella che viene definita la “tassa sul cellulare“. Si tratta, in effetti dell’aggiornamento delle tariffe dell’equo compenso per copia privata. Ovvero quel contributoche i produttori di dispositivi tecnologici dovranno corrispondere alla Siae, la Società italiana autori editori, ovvero agli autori e agli artisti, per la concessione della riproduzione a uso personale di opere musicali e audiovisive scaricate da internet. Ciò, a titolo di indennizzo forfettario sui nuovi prodotti. Il decreto, dichiara in unan nota il Mibact, “corrisponde alle tante sollecitazioni del mondo della cultura. Solo un mese fa, oltre 4.000 autori avevano chiesto al governo di intervenire a tutela del diritto alla creatività e di monitorare i riflessi della costante e rapida evoluzione tecnologica nel mondo dell’arte”.

Le nuove tariffe dell’equo compenso per copia privata

Le nuove tariffe dell’equo compenso per copia privata decise dal decreto firmato oggi dal ministro Franceschini, sono le seguenti: 4 euro per gli smartphone con capacità di 16 Gb; 4 euro i tablet, sempre con 16 Gb di memoria ; 0,36 euro per le memory card con 4 Gb di capacità; 0,20 euro per i dvd. “Non è stata introdotta alcuna nuova tassa ma ci si limita a rimodulare e aggiornare le tariffe – ha spiegato Franceschini -. Per altro, come è noto, in larga parte smartphone e tablet sono venduti prezzo fisso”. “Con questo intervento – continua il ministro – si garantisce il diritto degli autori e degli artisti alla giusta remunerazione delle loro attività creative senza gravare sui consumatori”.

Esiste la copia privata all’estero?

Il balzello della copia privata esiste anche all’estero. Per gli smartphone in Francia sono 8 euro e in Germania 36 euro; per i tablet in Francia sono 8 euro e 40 centesimi e in Germania 15,18 euro; sulle memory card in Francia sono 0,32 euro e in Germania 0,91 cent e infine, per i dvd in Francia l’equo compenso è fissato in 90 centesimi d’euro.

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